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Intervista del TwitMix Project al Maestro Roberto Cacciapaglia

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Saturday, 19 October 2013
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Roberto Cacciapaglia

Ieri è stata una giornata importante per il TwitMix Project, in quanto il grande Maestro Roberto Cacciapaglia ci ha rilasciato una straordinaria intervista.

Ecco la nostra conversazione:

Maestro, grazie per aver accettato di salire a bordo del TwitMix Project. Vuole parlare del suo nuovo progetto dell’Educational Music Academy?

La nostra Accademia è nata dall’idea di voler aiutare davvero i giovani in modo concreto. La nostra Accademia non insegna a suonare, è un misto tra masterclass, studio di composizione e direzione artistica. Intendo far trovare agli studenti la loro strada artistica, mettendoli di fronte alla loro vera indole.
Noi italiani, presi dal consumismo, abbiamo perso quella capacità di realizzare capolavori e soprattutto di saperli riconoscere.
Dobbiamo tornare ad apprezzare la qualità.
Nella nostra Accademia vogliamo dare ai giovani da 0 a 100 anni (si è giovani dentro) la consapevolezza e la capacità di lavorare in un campo ben definito e la possibilità di realizzare quello che vogliono in modo autonomo e consapevole, anche guardandosi culturalmente in giro, attraverso l’accesso ai portali più usati dalle più prestigiose università del mondo (classical.com, Billboard).
Da un punto di vista cerchiamo di allargare la loro conoscenza, dall’altro offriamo anche un’attività che assomiglia a una specie di Yoga, in quanto facciamo respirazione, postura, insegniamo loro a liberare la mente, poi li aiutiamo a realizzare i loro progetti.
Non c’è un programma imposto, il nostro programma parte dall’aspirazione degli studenti.

Qual è la reazione del pubblico alle sue performance live?

Il mio pubblico mi incontra dopo i concerti e mi scrive. Mi sono accorto che tante persone vogliono dalla musica un’altra sostanza, un altro nutrimento, un’altra funzione e soprattutto un’altra visione.
Anche noi abbiamo bisogno, oggi, di una visione più aperta, sconfinata, perché purtroppo la nostra società ci impone una visione troppo incasellata, stereotipata. Invece l’animo umano ha bisogno di aprirsi a una visione di libertà totale.

E’ quello che lei dice riguardo al Potere del suono che non ha confini.

Esatto. Il potere del suono entra in contatto con la forza, come una freccia che va a toccare chi è in sintonia. Nasce una comunione, un contatto su una frequenza particolare che va ad aprire una nuova dimensione. Purtroppo queste di cui stiamo parlando sono delle frequenze che oggi vengono vissute poco. Ma la crisi, vedo, sta facendo fare una riflessione sul nostro attuale modo di vivere.

Qual è il punto di partenza per lei per la composizione?

Il punto di partenza è la ricerca interiore. Il compositore dovrebbe andare in profondità, come i sub, che raccolgono le cose preziose e le riportano alla luce. Bisogna così scendere in fondo al nostro essere, e questa operazione può avvenire solo avvolgendosi col silenzio. E’ per questo che considero il mio lavoro di composizione lo Yoga del Piano. Oggi, però, la musica viene usata dai più solo come salvagente, per non ascoltare il silenzio.

La sua musica ha uno spirito orfico, lei si sente un nuovo Orfeo?

Ho scritto un pezzo che si chiama “Lucid Dream” ‘sogno lucido’, nel mondo di Orfeo, ma sogno e realtà per me non sono così diversi e non sono così lontani. Il suono ha la forza di eludere la mente che parla, la mente che giudica, che non ci lascia tranquilli. E’ per questo che io dico che parto sempre dal silenzio. E’ per questo che lavoro molto sulla consapevolezza di sogno.
Noi abbiamo bisogno di liberare le nostre potenzialità, perché siamo degli esseri straordinari e potenzialmenti perfetti. E la musica può dare una mano a recuperare quella perfezione. La mitologia è piena di esempi, come lei ha già citato, della magia di Orfeo, che incantava i delfini e faceva danzare gli alberi. Quindi il suono ha il suo potere. Penso che oggi, nella nostra società, tutti dovrebbero ascoltare una musica che rappresenti di più le persone nelle loro parti più vere.

La sua musica sembra la vera sintesi delle arti, in quanto quando la si ascolta sembra che dalle note non nascano solo emozioni e suoni ma anche visioni che rimandano alle arte figurative. Quando suona lei cosa sogna?

Per me la realtà è anche sogno. Quello che lei ha detto è molto giusto. Perché la musica è “mezzo” non un “fine”. E’ come un vento che spazza via tutti gli ostacoli, è un raggio di sole che entra in una stanza buia, che fa uscire via le tenebre per sempre. Quindi sogno e realtà per me sono inscindibili. Il sogno può influenzare la realtà. Molta letteratura e molta musica sono state prodotte dopo l’esperienza dei sogni, giusto per citare un esempio, basta ricordare Paul Mc Cartney, che, più volte, ha dichiarato che “Yesterday” è venuta a fargli visita nel sogno.

Nello spirito della sua musica quali rapporti intercorrono tra l’elemento apollineo e il dionisiaco?

Già nell’antico Egitto era viva la credenza che l’essere umano avesse tre caratteristiche: corpo, emozione, mente. A volte c’è una musica che è più fisica, a volte c’è una musica che fa innamorare, a volte c’è una musica più architettonica, più mentale. Penso però che tali forze debbano andare il più possibile insieme. Bach è una specie di canto all’emozione in un’architettura celeste, Pitagora è stato un grande maestro ed ha individuato l’universo fondato sul suono, questo è alla base anche della religione cristiana (“In principio era il Verbo”). La spinta emozionale è fondamentale per la composizione, tutto il resto è inutile, non bisogna ridursi alla pura tecnica e alle analisi strutturali. La tecnica è un limite, è un ostacolo, manda avanti l’Ego ma lo spirito di Libertà e di condivisione vengono meno.

Qual è il pezzo della sua produzione discografica che più la emoziona suonare?

E’ molto difficile rispondere perché ogni pezzo è parte di me. Posso dire che mi piace molto l’improvvisazione.

Qual è il suo accordo preferito? Perché?

Risponderei Do maggiore. Ma non ho un vero accordo preferito perché penso che gli accordi siano la manifestazione degli istanti interiori che noi viviamo.
Ci sono delle tonalità che mi sono molto care, come Chopin lavorava su Mib, Mib-, Sib-, La-; 442, 444 sono frequenze portate da Pitagora molto sotto, c’è una lunga storia sotto. L’accordo e il mondo della forma nascono da un mondo interiore. Quindi posso dire che l’accordo mio preferito è quello che rappresenta l’istante, il presente.

Quale gruppo rock, invece, sente più vicino alla sua sensibilità?

Nel Rock ho sentito vicini i Pink Floyd, soprattutto nell’intenzione di disgregare il suono e di portare messaggi e visioni extrasensoriali attraverso la musica. C’è un Istituto, a Torino, che mi ha contattato, per informarmi sul loro progetto: con la mia musica fanno degli esperimenti con raggi infrarossi, fotografano delle particelle invisibili, atomiche, e pare che, durante l’esecuzione dei miei pezzi, ci sia un affollamento di particelle invisibili. Questo è per dire che è importante non essere così materialisti, perché al di là dei sensi c’è una realtà ben più profonda.

Davvero suggestiva e da brivido la colonna sonora del film di Martinelli “11 settembre 1683”. Quali sonorità e quali repertori ha indagato per la sua composizione?

Avevo avuto, tempo fa, un incontro col sufismo ed è stata questa del film di Martinelli un’occasione per riprendere e sviluppare questo filo.
Siamo stati ad Istanbul, all’Accademia Ottomana. Ho usato grandissimi musicisti turchi, ho ripercorso la musica, il sufismo, le danze cosmiche. Il conservatorio e l’Accademia Ottomana mi hanno invitato di nuovo e a dicembre, dal 16 al 22, terrò una serie di conferenze.
Col Consolato turco stiamo preparando un grande concerto al Teatro dell’Opera ad Istanbul. Ho utilizzato tutti strumenti dell’epoca del Seicento. Come ha potuto vedere, dirigo e non ho suonato il pianoforte ma ho scelto lo strumento di allora, il clavicembalo. Una straordinaria esperienza è stata anche quella del contatto con le percussioni da guerra (turche, polacche, austriache). Poveri i musicisti che coi tamburi in battaglia occupavano le prime file. Puntualmente, atterriti, venivano uccisi. Anche questo testimonia, ancora una volta, il potere del suono di dominare la mente e, nel caso bellico, di motivare e caricare i soldati verso l’attacco.

Cosa è rimasto del Roberto Cacciapaglia degli anni ’70?

Mi stanno distribuendo ovunque in tutto il mondo, addirittura a New York hanno fatto delle recensioni in cui dicono che ho influenzato gruppi come i Depeche Mode. Il filo della mia musica, il senso più profondo, è stato sempre molto preciso; quindi posso dire che sono ancora quel diciottenne di “Sonanze”, quella sperimentazione, quel crocevia tra dissonanze della musica contemporanea e le assonanze della musica Pop Rock di “comunicazione”. Ricordo ancora con piacere anche la collaborazione con Franco Battiato, con cui ho condiviso momenti profondi, estatici, di eplorazione musicale ed interiore, siamo ancora molto, molto amici.

Il suo eclettismo sperimentale musicale spazia da atmosfere pagane a bibliche, la dimensione temporale si congiunge con quella spaziale, Rock e musica etnica trovano il giusto equilibrio. E lei tutto ciò lo ha dimostrato anche in “Ten Directions”. Cosa dobbiamo aspettarci nel suo prossimo album?

Non vorrei parlarne troppo. Stiamo avanti, stiamo lavorando sulla dimensione contemporanea dello spazio, come una specie di visualizzazione del suono e dello spazio. Ma ne riparleremo più avanti in occasione dell’uscita dell’album.

Ha in mente già un nuovo Tour?

Sono in partenza per la Russia, dove faremo due concerti il 7 e l’8 novembre a Mosca e a San Pietroburgo. Il pubblico russo mi sta seguendo molto mi hanno messo nelle radio tra i primi 10. Poi Istanbul, Barcellona dove farò un lavoro con la scenografia di architetti molto bravi. Ancora viva ho l’emozione dell’esperienza del concerto a Ravello.

Grazie mille, Maestro, alla prossima intervista!

#STAYTWEETTUNED

Intervista di: Antonella Corsetti

© 2013, Antonella Corsetti. All rights reserved.

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