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Nathalie, eterea ma forte Anima Di Vento si racconta al TwitMix Project in una fantastica intervista

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Monday, 25 November 2013
Interviste

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Amici del TwitMix Project, ho avuto l’onore di intervistare la straordinaria Nathalie, che incontrerà il 29 novembre 2013 il pubblico romano all’Auditorium Parco della Musica.

Nathalie non è solo un’artista ma è soprattutto una piccola grande donna che vive ed interpreta in musica la sensibilità dell’Essere e rivela quello che le semplici parole non sono in grado di comunicare.

Venite a scoprire cosa mi ha raccontato!

Ciao Nathalie, grazie per aver accettato l’intervista col TwitMix Project

Com’è andata a Milano?

Molto bene, siamo stati anche in Svizzera, ci siamo divertiti molto è stato bellissimo

Devo farti i complimenti, perché il tuo nuovo album “Anima Di Vento” è davvero un prodotto di qualità. Dove ti trovi in questo momento?

Sono nella mia Roma, sono tornata a casa, anche se sono sempre indaffarata ed in movimento!

Quale traccia di “Anima Di Vento” ti emoziona di più cantare in pubblico?

Davvero difficile rispondere. Forse “Come Un Aquilone”, mi emoziona ogni volta – anche le altre, però, perché non riesco a cantare niente che non mi coinvolga

A cosa ti fa pensare?

Ogni album è legato a qualcosa: sperimentazione, esperienze di vita. E questo brano è davvero frutto di un’emozione di uno specifico momento, così come “Dall’inizio alla fine” e “Soul of Paper”
Non tutti i brani però sono autobiografici ma captano un sentire, che avverto nell’aria.

Complimenti, brani davvero intensi. Quale traccia hai composto per prima?

Le più antiche sono “Dall’inizio alla fine” e “Soul Of Paper”, le altre sono state scritte proprio per l’album, raccolgono tutto ciò che è stato importante per me.
La prima delle nuove è stata composta due anni fa proprio in questo periodo.

Nelle tue tracks spesso ricorre il termine ‘vento’ cos’è per te, cosa rappresenta?

E’ vero. Non saprei rappresentarlo razionalmente ma posso dire che del vento mi affascina il suo essere etereo, sfuggente ma, allo stesso tempo carico di forza dirompente. Mi piace la sua forza, la sua delicatezza. Mi cattura il suo movimento che contrasta la staticità, che cerco di allontanare dal mio stile di vita.

Dalle tracks si deduce quindi che il tuo elemento naturale per eccellenza è l’aria?

In realtà mi muovo un po’ tra tutti e quattro gli elementi, in brani già pubblicati ed in altri inediti è presente anche l’acqua, il fuoco e la terra, anche se più nascosta. E’ chiaro, però, che l’aria è l’elemento predominante.

E’ interessante vedere come, con gli occhi di una poetessa, racconti i tuoi sentimenti, interpretando la natura, attraverso le immagini e i paesaggi evocati all’interno dei tuoi pezzi.

Il sogno è davvero importante. Hai colto delle cose molto giuste. Mi ritrovo perfettamente in quello che hai appena detto.

Quali artisti hanno influenzato la tua formazione artistica?

Sono tanti. Sicuramente il Cat Stevens anni ’70 mi piace moltissimo, ha accompagnato la mia infanzia, visto che lo ascoltavano i miei, poi l’ho riscoperto più avanti, a 16 anni, mi ha affascinato la sua intensità, la sua verità, la sua intensità la sua visceralità,poi, indubbiamente hanno agito su di me anche Battisti e De André. Crescendo, mi hanno affascinato artiste donne grandiose del calibro di Tori Amos, Joni Mitchell, PJ Harvey etc.

Sei stata da adolescente fan di una boy band?

Non sono mai riuscita ad appassionarmi a questi progetti musicali. Cercavo sempre di ritrovare nella musica una mia dimensione interiore. Sono sempre stata una persona riflessiva, poi, chiaramente, alle feste ballavo, sono andata anche io ai concerti, ho amato e apprezzato i Pearl Jam ma non mi sono mai lasciata trascinare dall’isterismo di massa.

Quale viaggio è stato per te fonte di ispirazione per la composizione musicale?

Sicuramente quello in Irlanda di 6 anni fa, in questo periodo, col freddo e col gelo. Ricercavo un approccio diverso con la musica e con le persone. Sono partita con la mia chitarra per andare ad esibirmi nei pub e come busker per strada. C’era un grandissimo rispetto da parte delle persone, lì c’è un’altra educazione un altro approccio con la musica e soprattutto un’altra apertura verso la musica di artisti emergenti non affermati.
Il contatto coi musicisti locali, il calore delle persone mi hanno aiutato a trovare ispirazione. Il viaggio è davvero cibo per l’anima.

Vista la tua passione per l’Irlanda, hai mai pensato di realizzare un album interamente in inglese?

Non mi pongo limiti. Mi piacerebbe un album in inglese proprio per non sforzarmi di far entrare nella metrica italiana quella musicalità che spesso ho in mente. Ogni lingua ha la sua musicalità, il suo potenziale espressivo. Non sono intenzionata però a rinunciare al mio italiano. L’inglese significherebbe anche una possibilità in più per esportare la mia musica nel mercato estero. Poi, io penso che, se una canzone è nata in una lingua, debba restare in questa lingua.

Quale canzone di altri artisti ti sembra scritta da te?

Mi è capitato solo una volta, nove anni fa, quando ho ascoltato per la prima volta due canzoni di un album di Joni Mitchell: “Blue Boy”, “Willy”. Lì ho detto: -Oddio scrive proprio come me!- Mi sono rivista anche nella scrittura non solo nell’atmosfera. La presenza del piano è molto simile a quella che intendo io nei miei pezzi. Questa artista mi piace molto perché sa sperimentare ed essere libera.

All’interno dell’atmosfera di quale opera d’arte ti piacerebbe comporre?

Io amo la pittura in generale. Amo Monet, Van Gogh, Dalì. Sicuramente amo le Ninfee, ma l’opera più suggestiva ed evocativa in cui mi piacerebbe comporre è Notte Stellata di Van Gogh.

Il 29 sarai all’Auditorium Parco Della Musica, cosa dobbiamo aspettarci da questa data romana?

Ci saranno due aspetti che ho deciso di definire già nell’album: uno più intimistico, delicato, etereo, l’altro più concreto, Rock ed aggressivo. Ci sarà un equilibrio tra questi due elementi anche nella band.

Cosa ti emoziona di più del tuo rapporto coi tuoi fans?

Il riscontro di come la mia musica si mescoli con le loro vite. E’ bello constatare come non scrivo solo per me ma anche per gli altri. In questo senso l’artista ha una responsabilità enorme.

Il tuo nome è legato al cinema dopo l’esperienza di Happy Feet hai intenzione di doppiare qualche altro film?

Se me lo propongono… E’ una professione molto difficile però mi piace mettermi sempre in gioco e chissà…magari!

So che ti piace il cinema, per quanto riguarda le soudtrack dei film quale ti piacerebbe aver composto?

La musica è un elemento narrativo importante. Un film, nella cui soundtrack avrei potuto esprimere il lato folle della mia musica, è “Essere John Malkovich”, poi adoro anche “Il favoloso mondo di Amelie”, amo la sua colonna sonora, perché esprime bene lo spirito del film.

Grazie Nathalie per la tua disponibilità, alla prossima intervista e soprattutto a venerdì 29 novembre all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

© 2013, Antonella Corsetti. All rights reserved.

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