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Red Ronnie racconta il Roxy Bar al TwitMix Project in un’intervista

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Sunday, 15 December 2013
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Ciao Red, benvenuto sul TwitMix Project, con quale spirito hai dato vita a questa nuova pagina del Roxy Bar?

Con uno spirito di continuità. Quella del Roxy Bar è un’idea, un concetto, esistito sempre, non solo come trasmissione “televisiva” o DVD. Il desiderio di qualcosa non fa perdere la speranza di realizzarla, quindi per me il Roxy Bar non ha mai smesso di esistere.

Ti ha sempre contraddistinto uno spirito rivoluzionario e questa volta hai fatto centro con la Web Tv. Il tuo pubblico, rispetto a 12 anni fa è cambiato?

No, anzi, oggi è illimatata la possibilità nel mondo di vedere la web tv. Quindi più utenti potenziali possono vedere il Roxy Bar. Col tablet, con lo smartphone si sono estese le possibilità di visualizzazione e di condivisione.

Cosa vorresti trasmettere al tuo pubblico del Roxy Bar con

Riprenderemo a gennaio. Mi chiedo sempre cosa sto dando. Do qualcosa che non c’è. Lo stare insieme, il non litigio, cultura, do voce a chi non ha la possibilità di averla. Spazio agli artisti emergenti. questi ultimi, purtroppo non hanno più possibilità di esibirsi neanche più nei locali, perché sono sempre più richieste le cover band.

Quale artista emergente ti è rimasto nel cuore?

Tanti. Ma in particolare i Negramaro. A loro ho fatto fare il Tim Tour. Erano completamente sconosciuti. Sono particolarmente orgoglioso che siano “usciti”, nel senso letterale, dal mio Roxy Bar

I talent show, secondo te, sono dei veri trampolini di lancio per i nuovi artisti oppure sono delle false chimere?

I talent garantiscono pubblicità e un successo immediato. Il resto deve farlo l’artista. Nei talent si può vincere anche senza avere una personalità.

L’Italia subisce una deculturalizzazione generale. Noi non diamo spazio alla nostra cultura italiana eppure siamo la culla della civiltà e della cultura. Più passa il tempo più mi accorgo che non c’è neanche cultura della storia della musica. E’ importante aver avuto per me, per esempio, un Gino Paoli e un Danilo Rea al Roxy Bar. Mi piace il pensiero di traghettarli nell dimensione web. E’ un modo di diffusione della cultura.

Il passaggio dal vinile alla musica liquida ha portato, secondo te, un cambiamento nell’approccio al prodotto discografico?

Nel vinile c’era un’attenzione particolare perché ti predisponeva all’ascolto, si creavano anche i concept album; con l’arrivo del CD tutto è diventato più piccolo, si comincia a saltare tra i brani. Piano piano le tracks hanno iniziato a perdere la loro identità. Arrivando alla musica liquida, tutti hanno la possibilità di scaricarla, qual è il risultato? Ci si ritrova con un milione di canzoni in un solo dispositivo. Quando uno ha tante cose è naturale che poi queste perdono di importanza. Bisogna chiedersi, poi, “Ma quali canzoni “liquide” si ascoltano fino alla fine?”

Quali album che non ti stanchi mai di ascoltare?

Gli album degli Spirit, gruppo californiano. Poi c’è da dire che la produzione di Jimi Hendrix è sempre il top per me.

Quale futuro prevedi per la produzione discografica italiana?

Non lo so, perché non approvo tante scelte. I testi delle canzoni italiane non sono presenti nella produzione straniera, ma il risultato e la risonanza non sono le stesse. La musica non ha più quell’importanza che aveva una volta. Un tempo i cantanti erano gli idoli, degli eroi, vedi Bono Vox, impegnato attivamente anche nel sociale. Inevitabilmente questa perdita di importanza della musica ha cambiato lo spessore culturale degli idoli stessi. Ci hanno creato degli idoli stupidi per creare dei ragazzi stupidi. Basta niente ormai per ottenere il successo, quindi i ragazzi pensano: “Che studio a fare?”

Quale consiglio vorresti dare a un artista emergente?

Suonare dal vivo, fare concerti, crearsi un seguito di gente, scrivere ottimi testi. Non approvo le votazioni online. Penso che siano una perdita di tempo.

Grazie Red e alla prossima intervista!

#STAYTWEETTUNED

© 2013, Antonella Corsetti. All rights reserved.

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