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Intervista al Maestro Roberto Cacciapaglia, il Piccolo Grande Principe della musica, che presenta il suo nuovo “Alphabet”

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Friday, 21 March 2014
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Maestro, bentornato sul TwitMix Project. Ha pubblicato il suo nuovo album “Alphabet”, cosa ha voluto sperimentare in questo suo ultimo lavoro discografico?

Lei è stata la prima a sapere della presenza di questo progetto. Alla base del mio lavoro c’è la volontà di raccontare in musica l’invisibile. C’è un mondo invisibile al di là del sensibile, che vuole emergere, per fare un esempio, non riusciamo a vedere le vibrazioni, ma esse riempiono la nostra vita, attraverso le onde sonore, che si propagano nello spazio ed arrivano a colpire le nostre orecchie. Il suono è come un sasso buttato nel mare, le onde compresse si espandono e si propagano. L’esperimento che sto facendo mira a concentrarsi sul suono che viene espanso, così come fa il sole coi suoi raggi. All’ascolto dell’album potrebbe sembrare che ci siano dei suoni elettronici, in realtà è presente soltanto una struttura pianistica.

Da cosa è nata la scelta di intitolare il suo nuovo album “Alphabet”?

“Alphabet” per me ha il significato di purezza. È alla base del prelinguaggio ed è sorgente di tutte le possibilità infinite. Come le lettere danno vita alle lingue universali, così il suono si scompone nelle note e può avere possibilità infinite. C’è un’affinità tra lettere e note: nella lingua dei suoni le lettere ABCDEFG, nello specifico della notazione anglosassone, rappresentano le nostre note do re mi fa sol. I nostri alfabeti mirano alla comunicazione, la quale, però, può essere anche non verbale, invisibile, essenziale, posso citare Antoine de Saint- Exupéry “L’essenziale è invisibile agli occhi”.

Tra i pezzi dell’album compare una traccia editata di “Incontri con l’anima”, “Lucid Dream”, come mai ha scelto di riproporla anche in Alphabet?

L’ho registrata di nuovo, a parte la voce. “Lucid Dream” è stato composto dopo un’esperienza di sogno consapevole. Dopo il 2005, l’ho riproposto perché lo trovo ancora attuale. Ho avvertito il bisogno di farlo sentire di nuovo, rispettando la mia nota abitudine di riproporre 2, 3 brani vecchi in nuovi album. Mi ha affascinato l’idea deI suono onirico che riappare in musica. Prima di essere mascherato con la forma delle epoche, il suono è puro e si veste delle forme di quelle epoche storiche e geografiche, che, via via, va esplorando. È un’analogia questa che mi piace molto. C’è da aggiungere, però, che il suono più è intimo più non cambia mai, a differenza dei fenomeni musicali, che, come meteore, svaniscono presto, e che rappresentano un’esigenza musicale di un solo preciso momento storico.

Cosa pensa di aver portato di nuovo con “Alphabet” nella sua discografia?

Molto. Qualcuno ha parlato di un ritorno a “Sonanze”, a quell’epoca avevo 18 anni. Le sonanze sono la neutralità e la purezza. Qui in “Alphabet” è presente anche l’integrazione con un suono primordiale. Sono tornato all’acustico, perché collega la parte fisica ed emozionale con la trasmissione del suono. Quando dico che ho bisogno di essere “presente” quando suono, è perché mi accorgo che quando la mia volontà si unisce alla fisicità della mia performance, la musica che produco arriva dritta come una freccia nell’anima dell’ascoltatore; se suono distratto, invece, non ottengo questo risultato, perché le note vengono svuotate del loro contenuto. In questo mio nuovo esperimento intendo Incontrare il mondo dell’acustica con tecnologia avanzatissima, ma pura. La sorgente è unica, non duale, non c’è strumento elettronico: solo tramite alcune postazioni elettroniche il suono viene amplificato, la potenza del pianoforte si sviluppa con tutte le armoniche. Prima di me non è mai stato fatto questo esperimento. Non voglio prendermi i meriti è una semplice constatazione. Mi piace pensare che attraverso la musica il mondo, dalle sue stratificazioni, diventa uno e si espande.

Nell’album compare il bellissimo pezzo Antartica. Vuole parlarci, Maestro, dell’ispirazione che l’ha portata alla sua composizione?

Il pezzo “Antartica” è stato composto per accompagnare la spedizione Concordia Antartica. L’équipe è sei mesi al buio ad 80° sotto zero. È stato un modo per me per esplorare delle emozioni, delle realtà che, altrimenti, non avrei mai avuto il modo di conoscere.

Dietro qualche pezzo di “Alphabet” si nasconde un’esperienza particolare che l’ha colpita in modo singolare.

Sì, ho deciso di comporre “Campi di luce” grazie ad un gruppo di ricerca, che, a Torino, fa degli esperimenti con gli infrarossi. Mi ha scritto una bella email in cui mi ha comunicato:- Maestro, lei quando suona non è mai solo.- A quanto pare, durante le mie performance artistiche, accanto al piano si vedono con gli infrarossi accumulazioni di atomi e cellule che vibrano tantissimo. Sembra che questo succede di rado solo con certe musiche.

Ultimamente è stato all’estero per concerti e per appuntamenti artistici. Cosa vuole raccontarci di questa esperienza?

Ricordo con affetto la Turchia, dove mi è stata riservata una grande accoglienza. Dal contatto con questo Paese è nato un Progetto e un concerto di musicisti orientali e occidentali. Il progetto prende il nome di Ponte del Cielo, proprio per rendere omaggio al collegamento delle due culture.

Come procede il lavoro della sua Accademia?

Sono molto contento di questa mia iniziativa. Voglio dare autonomia a questi giovani artisti molto bravi, per affrontare la società, il mondo che è fuori. È giusto rafforzare la consapevolezza delle giovani generazioni.

Grazie, maestro, della sua disponibilità alla prossima intervista!

Grazie a Lei.

#STAYTWEETTUNED

© 2014, Antonella Corsetti. All rights reserved.

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