Intervista a Federico Marchetti dei Park Avenue: Alibi, il nuovo album

Intervista a Federico Marchetti dei Park Avenue: Alibi, il nuovo album

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Thursday, 12 June 2014
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Ciao Federico, è un piacere ospitarvi sulle pagine del TwitMix Project. Il nome della vostra band è “Park lane”, da cosa deriva questa scelta?

Inizialmente avevamo un altro nome: Grown Children Park Avenue, era però difficile scriverlo per i giornali, così, poi, abbiamo deciso di chiamarci solo Park Avenue. La scelta deriva dal nostro amore per gli USA. Ci piaceva il concetto di Park Avenue, che fa pensare all’America, a New York, a qualcosa, insomma, di bello.

E così vi piace l’America. Cosa vi piace di più degli USA?

New York in generale.

A quattro anni fa risale il vostro esordio in lingua inglese. Oggi, invece, avete integrato con “Alibi” l’italiano. Pensate di orientarvi, d’ora in poi, verso il solo pubblico italiano?

Sono rimaste in “Alibi” tre tracce in inglese. Abbiamo deciso di proporre la maggior parte delle canzoni in Italiano, perché vogliamo farci capire di più, ci dispiaceva che il nostro pubblico non capisse al 100% le parole delle nostre canzoni. Vogliamo anche far vedere col nostro ultimo lavoro che sappiamo cantare anche in italiano.

Voi avete pubblicato “Alibi”, che vuole essere un album maturo, è un alternarsi tra ballad e momenti più intensi. Quale messaggio volete comunicare a chi lo ascolta?

Il titolo “Alibi” racchiude il significato che accomuna molte tracce, è molto autobiografico, parla del dramma di tanti giovani uomini di 30 anni, che si trovano davanti al peso delle responsabilità. Noi vogliamo lanciare l’invito a togliersi tutti gli alibi di dosso, e di smettere di dare la colpa agli altri e di iniziare, finalmente, ad assumersi le proprie responsabilità. Oggigiorno si parla della crisi dei valori, del lavoro… Pensiamo che sia arrivato il momento di smettere di lamentarsi lamentarsi, perché non è questo il modo di migliorare, anzi, così facendo, si intensificano le situazioni di stallo in cui purtroppo ci troviamo.

Voi siete un gruppo promettente, sapete comunicare molto bene. Le vostre lyrics sono molto dirette. Cosa significa per voi essere emergenti, oggi, in Italia?

Non è una cosa a cui pensiamo, onestamente. Cerchiamo di fare bene quello che vogliamo fare. Essere emergenti significa cercare di raggiungere alcuni obiettivi, sfruttando quei canali congrui all’epoca in cui viviano. La qualità ha bisogno di essere conosciuta, perché, almeno per quello che ci riguarda, c’è tanta voglia di dire e di fare. Noi siamo al 100% pronti a metterci in gioco.

Ai Park Avenue sono stati affidati gli Opening act di artisti molto seguiti ed amati a livello internazionale: Ligabue, Skunk Anansie, P!nk. Cosa vi hanno insegnato? E chi di loro ha mostrato vivo interesse per la vostra musica?

Nessuno in maniera sostanziale. Ma tutti hanno fatto capire che era piaciuto quello che avevamo fatto. Abbiamo imparato molto dalla spettacolare umiltà e dalla professionalità degli Skunk Anansie: mi ha stupito, personalmente, lei che, invece di stare in albergo, stava sul palco a saltare per fare il sound check, Skin è un’artista completa e fantastica!

Qual è l’elemento che vi permette di distinguervi da tante altre band?

Ci siamo trovati. Siamo molto spontanei e non costruiti.

Tra due anni celebrerete i primi 10 anni dei Park Lane. Qualche progetto in vista per festeggiare l’occasione?

Ancora no. Magari ci penseremo volentieri poi.

Dove potremo vedervi prossimamente live?

Adesso abbiamo la presentazione disco. Il 21 giugno, a Milano, a via Corsico, c’è un locale a nostra disposizione, chiuderemo la via, sarà una festa molto bella. Sul nostro sito ufficiale, così come sulle pagine social ufficiali, ci saranno, di volta in volta, le notizie dal nostro mondo e le prossime date dei live.

In bocca al lupo.

Crepi e grazie tante.

#STAYTWEETTUNED

© 2014, Antonella Corsetti. All rights reserved.

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