Intervista ai Liv Charcot: Il concept album “La Fuga”, il singolo “Cosmonauti Perduti” e la ricerca di sé stessi

Intervista ai Liv Charcot: Il concept album “La Fuga”, il singolo “Cosmonauti Perduti” e la ricerca di sé stessi

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Thursday, 15 January 2015
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Twitmix Project ha avuto l’opportunità di intervistare la nuova band emergente Liv Charcot.  Sentite cosa ci hanno raccontato i quattro talentuosi musicisti.

 

 

Ciao ragazzi, benvenuti su Twitmix Project! Nel 2011 eravate gli Indovena, oggi siete i Liv Charcot, descriveteci, per favore, questa vostra evoluzione.

E’ stata un’evoluzione naturale dettata da alcune circostanze e da come in base agli eventi è cambiata la nostra musica e la nostra formazione. La band “Indovena” è stata più di una band, una vera e propria famiglia, formata da tre elementi: io (Lorenzo Cominelli), Tommaso Simoni (tutt’ora chitarrista dei Liv Charcot) e Giovanni Lombardi alla batteria. Insieme abbiamo suonato per quasi dieci anni in tutta Italia, vinto concorsi nazionali come Rock Targato Italia, e mentre suonavamo live i nostri videoclip giravano su emittenti come All Music, Rock TV, Music Box. E’ stata un’esperienza fantastica perchè siamo cresciuti insieme, umanamente e musicalmente. Poi la vita va avanti, gli impegni extra-musicali si fanno sempre più importanti, e Giovanni dopo aver registrato con noi l’album “La Fuga” ha deciso responsabilmente di allontanarsi dal gruppo perchè si è reso conto che non poteva garantirci la sua presenza in futuro. Questo ha determinato l’ingresso di Nicolò Selmi, nostro attuale batterista. Ma non è tutto, perchè negli ultimi anni degli “Indovena” si era unito con noi sul palco Giulio Fagiolini, l’anima elettronica e pianistica del gruppo, apportando preziose rifiniture negli arrangiamenti e cambiando un po’ il nostro genere, rendendolo più morbido, più pop. Queste sono le evoluzioni che hanno portato a questo nuovo progetto. La storia dei Liv Charcot invece, è ancora tutta da scrivere, anche se possiamo dire sia partita alla grande!

 

 

Come mai avete scelto di incidere proprio un “concept album? Il tema della fuga è molto interessante.

La storia di questo disco è molto strana, un po’ come la storia seppur breve del nostro gruppo. Tutto sembra dettato da una sorta di destino (al quale nessuno di noi per altro crede), tant’è che anche il nome del gruppo non è stata una vera e propria scelta, ma dopo tanto discuterne si è rivelato a noi in un ex-manicomio dove abbiamo girato il videoclip del singolo. Così è stato anche per l’idea di fare un concept album. Anche questa non è affatto nata a tavolino, anzi è semplicemente emersa nel momento in cui scrivevo i testi, assieme a Vincenzo Moggia e Marco Morando. Mi sono accorto che c’erano delle parole chiave, degli oggetti semantici (come le mani, le gambe, la macchina, la casa) che ricorrevano in maniera incrociata nelle canzoni, e che tutte queste undici storie parlassero in realtà di un’unica grande storia, una grande fuga. E’ così che è nata l’idea del concept, in maniera spontanea, come dettata dai testi, che sono stati a loro volta dettati dalla musica delle canzoni.

 

La copertina del disco è molto affascinante, qual è il suo significato?

Di questo dobbiamo rendere merito alla bravissima grafica Linda Bucciantini che ha curato l’intero impiato grafico del disco, e credetemi che la copertina è solo una parte di questo splendido lavoro, di cui noi in primis siamo rimasti affascinati. Infatti all’interno del booklet troverete 11 tavole grafiche, dei disegni dedicati in maniera specifica ad ogni pezzo del disco accanto al quale è stato trascritto a mano l’intero testo di ogni canzone. Il significato della copertina è piuttosto articolato. In copertina si vede una figura umana, nè uomo nè donna, potrebbe essere chiunque di noi. Fondamentalmente è il protagonista di tutte le canzoni del disco, anche se raccontano di persone sempre diverse. Di lui si vede solo la mappatura dei nervi (il Prof. Jean-Martin Charcot è stato forse il primo grande neurologo della storia), quei canali in cui dovrebbero passare ed essere racchiuse tutte le nostre emozioni e sensazioni, e invece tutto esplode in una gittata di colori. Questi colori sono poi la palette con cui sono state disegnate tutte le tavole all’interno del booklet. Ecco in che modo la copertina rappresenta il disco come concept legando le undici canzoni al suo interno al nome del gruppo e comunicando il concetto di fuga.

 

 

Nel primo singolo “Cosmonauti Perduti” dite: “lascio la mia orbita, cado e nel vuoto cerco me, e nel vuoto trovo me?”. Spiegate questo verso, a mio avviso, meraviglioso.

La fuga di cui parla questo album non è una semplice evasione da una situazione scomoda e probabilmente non è neppure una vera e propria fuga. Cerco di spiegarmi meglio. Il primo singolo estratto dall’album parla per l’appunto dei cosmonauti perduti. Questi erano quei cosmonauti spediti nello spazio dai sovietici durante la guerra fredda per le prime missioni spaziali e che per qualche guasto o avaria non sono mai tornati dallo spazio, Yuri Gagarin fu il primo a tornare. Noi abbiamo voluto immaginare con accezione romantica che uno di questi cosmonauti non sia tornato, non a causa di un guasto, ma perchè volontariamente si sia sganciato dall’orbita prestabilita dalla missione dopo aver visto o capito qualcosa che noi non possiamo immaginare. Forse si è reso conto che una volta lontano da tutto e da tutti aveva ritrovato sè stesso e quindi non voleva più tornare. La canzone vuol essere chiaramente simbolica e rappresentare un invito a compiere una scelta simile. La fuga compiuta da questo personaggio quindi non è una fuga ma una ricerca di sè stesso. Anche noi dovremmo provare a smettere di percorrere l’orbita prestabilita da noi o dagli altri, fuggendone, stupendoci, cambiando rotta. Questo potrebbe esserci utile a scoprire che noi non siamo esclusivamente il risultato di quello che facciamo o di quello che gli altri si aspettano da noi, c’è un’identità nascosta sotto a tutto questo vivere, e non dobbiamo dimenticarcene.

 

Recentemente avete intrapreso un mini tour attraverso il Centro e il Sud dell’Italia, avete in programma altre date per il 2015 o state già pensando all’incisione di un nuovo disco?

In realtà il “mini” si può applicare solo al periodo effettivo di tempo in cui l’abbiamo fatto, ovvero dieci giorni, ma in questi dieci giorni siamo stati, ed abbiamo suonato live, in 23 università d’Italia, e anche le distanze che abbiamo percorso sono piuttosto “macro” se si pensa che siamo andati da Milano a Catania. Un’esperienza massacrante ma allucinante da un punto di vista di soddisfazioni. Davvero incredibile! In queste date però suonavamo in acustico mentre ora ci stiamo preparando per i live in elettrico con il set completo. Non vediamo l’ora perchè crediamo sia l’occasione in cui mostrare a pieno quello che abbiamo composto e inciso su disco. Inizieremo dalla metà di Febbraio, quindi consigliamo vivamente di controllare assiduamente i nostri social e il nostro sito ufficiale. Nel frattempo stiamo gettando i semi per quello che sarà il nuovo disco, ma non si può parlare ancora di canzoni, piuttosto di idee. Buone idee ma solamente delle idee. Preferiamo continuare a concentrarci sul presente.

 

 

© 2015, Alessia Bisini. All rights reserved.

Alessia Bisini

Alessia Bisini

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