Intervista del TwitMix Project a Chanty: Il brano “Ritornerai”, Sanremo 2015 e la musica nel cuore

Intervista del TwitMix Project a Chanty: Il brano “Ritornerai”, Sanremo 2015 e la musica nel cuore

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Wednesday, 04 February 2015
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Ho avuto il grandissimo piacere di intervistare la dolcissima Chantal Saroldi, in arte Chanty, nuova proposta alla 65° edizione del Festival di Sanremo 2015. Senite cosa ci ha raccontato la giovane artista in questa speciale intervista 😉

 

 

Ciao Chanty!  Come ti senti all’idea che manca ormai meno di una settimana al Festival di Sanremo 2015?

Mi sento molto tesa, ho una grandissima voglia di cantare però al tempo stesso mi rendo conto che sarà un’esperienza stressante. Nonostante sia ligure, non ho mai presenziato al Festival. Tuttavia mi hanno raccontato che è un vero e proprio caos, passi i giorni a fare tante di quelle interviste che non hai nemmeno il tempo di pensare. Io sono contenta se c’è tanto da fare, così evito di agitarmi da sola. Sto andando tantissimo a correre per scaricare l’ansia e di notte cerco decisamente di dormire un po’ di più. 

 

 

Fai molto bene! Si tratta di una vera e propria preparazione psicologica per affrontare tutto quello che verrà.

Si, decisamente. E speriamo porti bene! :)

 

 

Com’è nata l’idea di partecipare ad una kermesse così importante?

Guarda, è nata un po’ per caso. Era da circa un anno che stavo scrivendo numerose canzoni, mi sono imbattuta in “Ritornerai“, che per l’occasione ho tradotto dall’inglese all’italiano, e me ne sono totalmente innamorata. Era l’unica che in lingua italiana mi convincesse al 100%. Mi sono detta se avrebbe avuto senso questa scelta e se sarebbe piaciuta al pubblico una simile canzone. Sai, confrontandosi con sé stessi o con chi ti vuole bene e apprezza il tuo lavoro, è difficile capire quale avrebbe potuto essere la reazione a questo brano da parte di un pubblico più ampio. 

Mi sono iscritta ad Area Sanremo proprio all’ultimo minuto, credo di aver mandato il demo il 28 agosto e la scadenza fosse il 30 dello stesso mese. In due giorni ho cercato di fare tutto il più velocemente possibile, è stato un vero e proprio tour de force. Sinceramente non avevo neanche preventivato la possibilità di vincere, ero andata solo per sentirmi dire se andasse bene o meno anche perché dai racconti di alcuni miei amici che non sempre un concorrente azzecca al primo colpo. Quando ho incominciato a passare le selezioni ero molto felice, ho incominciato a dirmi: “Allora la canzone vale” e questo a me bastava, era una conferma del mio impegno e del mio lavoro. Quando sono arrivata tra gli otto finalisti mi sembrava impossibile, figurati quando mi hanno nominata tra i due finalisti! Ho pensato fosse uno scherzo! Fino al 27 gennaio non mi sono resa conto che Sanremo mi stava aspettando. Solo dopo le prove sul palco dell’Ariston, con una scenografia pazzesca, un’orchestra, telecamere ovunque, vedersi nei monitor…è stata una grandissima emozione, indescrivibile. Così ho incominciato a dirmi: “Ok, ci siamo, canterò veramente su quel palco”.

 

 

Ritornerai” è una bomba!  Ed è il brano con cui ti presenti al Festival. Parlacene un pò.

Il brano nasce in inglese, pertanto è stato un lavoro difficile tradurlo. Al di là del significato del pezzo, volevo mantenere l’uso delle stesse vocali, delle stesse cadenze, degli stessi accenti. Io e gli autori Manuela Speroni e Andrea Bonomo ci siamo riuniti in studio con l’intento di rispettare tutta la metrica del pezzo, non una sillaba in più o una sillaba in meno, tutte le sillabe accentate con vocale in inglese dovevano avere la stessa vocale in italiano. (Esempio: Die – Ritornerai).

Il brano non è autobiografico. Ho voluto semplicemente raccontare una storia, influenzata da alcune esperienze che ho vissuto all’esterno. Ho scelto di dipingere lo scenario di un’amante donna che ama l’uomo con cui sta ma inconsciamente sa che l’uomo non lascerà mai l’altra. Infatti appena prima del ritornello il testo dice: “Tutte le corse che farai, e ogni volta che cadrai, tu sarai con lei”. Il ritornello diventà così una vera esplosione di forza in cui l’amante urla “Tu ritornerai“, con la segreta speranza che questa persona lasci l’altra donna per lei. La potrei definire la storia di una donna intrappolata in un sentimento, senza diventarne vittima.

 

 

Anche il video dell’omonimo singolo mi ha colpito molto. Indossi una camicia di forza,  questa scelta cosa vuole simboleggiare?

Simboleggia la volontà di uscire da questa condizione, sai che è sbagliato, tuttavia ti ritrovi incastrata in quella camicia di forza che può assumere un duplice significato: un abbraccio abbandonato e una costrizione. Un’altro verso bellissimo della canzone è “Lascia alle tue spalle la porta, il silenzio e le mie mani vuote“, ovvero l’immagine di una persona che nel momento in cui chiude la porta di casa tua, ti cancella. Un’altro sentimento presente nella canzone è quindi il dolore, che emerge dal modo di cantare: intenso e gridato.

 

 

Stai lavorando anche al tuo primo disco in collaborazione con la Carosello Records. Come procede in studio? Sarà un album interamente in italiano o con pezzi anche in inglese?

L’album uscirà un po’ dopo Sanremo, perché sono una perfezionista, sono molto meticolosa nel lavoro e ci tengo a realizzare un buon progetto senza troppa fretta. Alcune canzoni saranno contenute in un EP che uscirà durante il Festival. Sto lavorando veramente tanto in italiano, partendo da pezzi in inglese. Sicuramente vi è l’intenzione di registrare ciascun pezzo in entrambe le lingue. Successivamente sceglierò se puntare anche al mercato discografico estero. Sarebbe molto interessante realizzare una doppia versione bilingue, proprio come me. 

 

 

Quanto ha influito il contatto con tante culture differenti sulla tua musica? So che hai vissuto tra Italia, USA e Taiwan, tua mamma è tanzaniana e tuo papà è invece italiano.

Ha influito veramente molto. Impari a capire che ogni cultura è relativa al luogo. Ciascuno di noi porta dentro di se le proprie radici. Nel mio caso, il timbro un po’ “black”, un po’ graffiato è un tratto distinto che viene dalla Tanzania. Il mio modo di scrivere è un po’ più “melodico”, un po’ più pop e occidentale ed è influenzato da ciò che ho sentito crescendo. Persino Il modo di portare la voce sempre un po’ più indietro rispetto alla canzone stessa, molto rilassato, è tipico di me. Ho ascolato talmente tante generi diversi crescendo che è veramente incredibile osservare quanto una voce possa essere duttile. 

Mi ricordo quando in studio facevo quattro o più take per una canzone e ogni take era sempre diverso, timbricamente parlando. Molte volte non riesco nemmeno io a controllare la mia voce, ci sono giorni in cui è più italiana, giorni in cui è più afro. Devo ancora imparare a controllarla :) 

 

 

Cosa pensi di portarti a casa da questa esperienza?

Attualmente questo festival mi sta veramente permettendo di crescere, mi sta dando la possibilità di conoscere tanti musicisti e compositori, questa per me è già una vittoria! Ricevere così tanti feedback positivi per il mio pezzo mi sta veramente dando una forza e una carica in più. 

Spero di portarmi a casa delle persone, nel senso che vorrei catturare l’attenzione del pubblico ed essere seguita da persone che sono incuriosite da quello che faccio. Mi piacerebbe lasciare un segno, in un mondo “usa e getta” come quello in cui viviamo ogni anno c’è una nuova moda e l’anno dopo sparisce. Questo meccanismo mi spaventa. Non necessito di arrivare a milioni o miliardi di persone, sicuramente ci terrei ad arrivare ad avere fans che ti seguono sempre perché li hai colpiti con la tua musica, il tuo cuore e non solo attraverso ciò che c’è “dietro” le quinte (il palco, le luci, le scenografie, il contesto).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Alessia Bisini

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