Intervista al cantautore Manuel Rinaldi: il brano “Cioccolata”, l’album “10minuti” e l’influenza di Brighton

Intervista al cantautore Manuel Rinaldi: il brano “Cioccolata”, l’album “10minuti” e l’influenza di Brighton

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Thursday, 19 February 2015
Interviste

TwitMix Project ha avuto l’immenso piacere di intervistare il cantautore Manuel Rinaldi, ecco cosa ci ha raccontato in questa speciale intervista:

 

Ciao Manuel! Raccontaci un po’ questo disco.

10 minuti è un disco vero, nel senso che è suonato con strumenti reali e racconta di avvenimenti e pensieri reali. Non c’è finzione, come accade purtroppo spesso ultimamente nelle produzioni discografiche.
Ho scelto di produrre il mio primo album senza “correre dietro” alle tendenze del momento e fregandomene di quello che potrebbe essere il sound tendenzialmente attuale per far si che i grandi network radiofonici programmino un brano. Ho scelto di fare le cose alla mia maniera, perché solo così riesci a rimanere autentico e a distinguerti dalla massa. Questo album è senza filtri, ti racconta le cose, spesso, senza tanti giri di parole, in maniera provocatoria e ironica, a volte anche dura…perché oggi c’è bisogno di svegliarsi e di guardarsi un po’ intorno, aprire gli occhi e fare delle scelte…anche musicali.
10 minuti se hai voglia di ascoltarlo ti può far riflettere senza mai cadere nella banalità.

 

 

Cioccolata” è un brano dalle sonorità brit-rock, c’è qualcosa o qualcuno che ti ha ispirato in particolar modo nella scrittura e nelle sonorità di questo brano?

Questo è un brano che avevo scritto diversi anni fa e che poi avevo lasciato lì a fermentare perché non ero convinto delle sonorità. Nel corso degli anni ho ascoltato molta musica straniera soprattutto rock anglosassone e così, in fase di produzione, avevo le idee ben chiare su che sonorità avrei dato a questo brano. Per quanto riguarda la scrittura del testo, credo si senta l’impronta che poi caratterizza l’intero album, è il mio modo di cantare, interpretare e dire le cose, a volte anche un po’ irriverente, ironico a volte provocatorio…un po’ come ha fatto il grande Rino Gaetano, come fanno Vasco o Battiato, come faceva Battisti…ecco, quelli avevano il loro modo di fare musica che non seguiva gli schemi…così anch’io ho il mio modo e non seguo gli schemi.

 

 

So che hai vissuto in Inghilterra, più precisamente a Brighton.
Cosa porti con te di quell’esperienza e quanto ha influito musicalmente parlando nella realizzazione di questo disco?

Quando sono partito non sapevo cos’avrei trovato in quel paese, non conoscevo nulla e nessuno, sapevo solo che da lì arrivava la storia del rock, ma del resto niente. Oggi posso dirti che quando vado in Inghilterra mi trovo come a casa, sono perfettamente a mio agio e ho imparato a essere più libero, sia nella vita in generale che dal punto di vista artistico. Ho imparato a mescolare le carte a modo mio e a distribuirle, poi si vedrà quello che succede. A livello musicale, ho imparato a fare solo quello che mi piace. I compromessi li lascio a chi partecipa ai talent, a chi segue la moda musicale del momento e a chi ascolta quei produttori che ti dicono “abbassa le chitarre perché se no non passi per radio”.

 
C’è una canzone in particolare nel tuo disco alla quale sei molto legato?

In realtà a tutte sono legato, ma se devo dirtene una…dai facciamo due: “L’alternativa” e “E continua a suonare”.
L’alternativa” perché parla di un momento che ho vissuto personalmente, un momento di insofferenza verso tutto ciò che era banale e che non sopportavo più, la voglia di trovare un’alternativa a quelle cose che quotidianamente la società ti vuole fare passare per “corrette” solo perché lo devono essere, ma che in realtà non lo sono perché non c’è sostanza…ascoltando il testo lo si capisce bene con riferimenti anche molto espliciti e diretti. “E continua a suonare” è un brano scritto per una persona scomparsa, è tutto suo e della suo famiglia.

 

 

Qualche aneddoto divertente/curioso legato alla realizzazione del disco?

Questo disco è curioso. Pensa che inizialmente la produzione è incominciata in uno studio in cui a dirigere i lavori c’era qualcuno che non stava soddisfacendo le mie aspettative. Così ho fermato la produzione, ho “buttato via” gran parte del materiale registrato e ho continuato il mio lavoro con altre persone. Queste ultime erano le stesse con cui avevo lavorato 13 anni prima, quando ho inciso due singoli con la EMI. Pensa come vanno a volte le cose…e per fortuna che ho incontrato loro sul mio cammino perché sono dei grandi professionisti e hanno saputo dare un valore aggiunto alla realizzazione di questo disco.

 

 

Ultima domanda, dato che il Festival di Sanremo 2015 è ormai alle porte (l’intervista è stata fatta una settimana prima della kermesse italiana ndr.)  ti piacerebbe parteciparvi in futuro?

Il Festival è un appuntamento che ti permette di ottenere una visibilità enorme e poi da lì possono nascere cose importanti. Allo stesso tempo è strutturato con dei cliché troppo formali soprattutto dal punto di vista artistico che sono un po’ lontani dal mio modo di concepire un festival della canzone italiana. Nonostante tutto, se ci fosse la possibilità di partecipare alla mia maniera, senza alterare il mio personaggio o la mia musica, perché no?! Sono pronto.

© 2015, Alessia Bisini. All rights reserved.

Alessia Bisini

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