TwitMix Project intervista Skizzo: un mix esplosivo di passione, talento e simpatia!

TwitMix Project intervista Skizzo: un mix esplosivo di passione, talento e simpatia!

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Saturday, 14 November 2015
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TwitMix Project ha intervistato “il poeta del divertimento” Andrea Mulargia, in arte Skizzo. Il cantautore ci ha parlato del suo  ultimo singolo “Il bicchiere mezzo pieno”, del nuovo album “Un Mondo Bellissimo”, delle sue canzoni del cuore e ci ha rivelato il significato del suo nome d’arte. Buona lettura!

 

Ciao Skizzo! Incomincio la nostra intervista chiedendoti: da dove nasce il tuo nome d’arte? E come nasce invece il tuo soprannome “il Poeta del divertimento”?

Il mio nome d’arte ha una lunga storia alle spalle. Ho incominciato a viaggiare quando avevo 18 anni, facevo il musicista nei villaggi vacanza. Il mio ruolo era molto simile a quella di Jerry Calà nei famosi film “Vacanze di Natale” che suonava Maracaibo e ho svolto questo lavoro per ben 12 anni. Un giorno, mentre mi trovavo in Egitto proprio per lavoro nel ‘95, il capo villaggio (più grande di me) mi disse “Sei piccolino, tutto scuro, ti muovi sempre in continuazione…ti chiamo SCHIZZO!” Io gli ho risposto: “Mi fa schifo! Non voglio questo nome!”. Tuttavia, ogni sera mi presentava con questo soprannome, e come ben saprai per legge naturale ogni volta che tu respingi qualcosa, ti rimane addosso. Così sono rimasto schizzo.
Per quanto riguarda Il nome “il poeta del divertimento” nasce per gioco, sempre lavorando nei villaggi. Per dodici anni sono rimasto in prima linea esibendomi, dopodiché ho avuto la fortuna di passare dall’altra parte e occuparmi maggiormente dell’organizzazione e di tutte le risorse umane. Faccio un lavoro abbastanza complesso, però mi ha permesso di avere più tempo a disposizione in studio e creare la mia musica. Ho incominciato quindi a realizzare le sigle dei villaggi, inizialmente dei tormentoni molto semplici, successivamente ho incominciato a incidere e realizzare qualcosa di più elaborato, lavorando anche con le band e dei veri e propri musicisti. Da quel momento i maggiori tour operator italiani ci hanno chiesto di realizzare delle sigle per loro, è stata una grande fortuna perchè tutto è nato in maniera molto casuale.

Ti assicuro che inizialmente pensavo il nome Skizzo derivasse da una passione per le arti grafiche :)

(Ride) Creo tante cose, ma Skizzo riguarda la velocità. Ora sono diventato più serio, ma prima ero veramente inaffidabile. Sicuramente è un soprannome che è strettamente legato al mio carattere.

A tal proposito, quanto ti è servito lavorare el campo turistico per la tua attuale professione? A primo impatto si pensa che il turismo, a meno che non venga applicato proprio al caso particolare del villaggio, sembra parecchio lontano dal mondo della musica.

Ci sono vari punti di vista da considerare. Sicuramente il primo è il carattere: nasco come una persona timida di natura. La prima volta che mi sono esibito, non si era ancora verificato il “boom” dei villaggi e per me inizialmente suonare di fronte al pubblico era traumatico. Bisogna anche dire che il pubblico del villaggio è un publico più facile da accontentare. Non voglio assolutamente sminuirlo dicendo questo, anzi, penso solo che la sera in un villaggio ti viene spontaneo andare in un teatro. Un bar, un locale in città in cui chiunque potrebbe esserci comporta delle aspettative maggiori; mentre il pubblico del villaggio è molto allegro, sorridente, positivo. Mi ha aiutato molto a vincere la mia timidezza. Inoltre, mi ha permesso di poter suonare tutti i giorni, permettendomi perciò di allenarmi tutti i giorni. Ogni giorno provi 100 e passa canzoni, io ho anche incominciato a scrivere raccontando gioie, pianti, dolori, ciò che vivevo giorno dopo giorno nel villaggio.
Il mio primo disco, “Animare”, racconta proprio il moto, la vita nei villaggi. Abbiamo fatto addirittura una raccolta delle mie canzoni e con un team di Mediaset abbiamo scritto un copione, creando un musical che è rimasto lì congelato, è piaciuto veramente tanto e mi piacerebbe portarlo al cinema un giorno.
Una volta vinta la timidezza e avendo vissuto determinate esperienze, ho incominciato a scrivere in maniera più assidua. Prima aspettavo sempre l’ispirazione, con il tempo sono riuscito a focalizzarmi su delle situazioni e a scrivere di queste situazioni.

Hai inciso un album acustico, un concept album (“Animare”, citato precedentemente), un album più divertente perchè interamente dedicato al mondo dei supereroi. Trovo che questa idea sia una figata pazzesca!

Quel disco (“Credo nei Supereroi”) ha avuto un successo strepitoso. Su YouTube tutti i video hanno un sacco di visualizzazioni…

Tutte le generazioni sono comprese, dai più piccoli ai più grandi, e quindi possono ritrovarsi in quelle canzoni.

Si, assolutamente!

A proposito dei tuoi album, sarei curiosa di conoscere il tuo processo di scrittura e il processo creativo di questi dischi. Sono dischi diversi l’uno dall’altro…come nasce l’idea di realizzare album così diversi tra di loro?

Forse la voglia di sperimentare perchè non ho ancora trovato il estito giusto, proprio come quando vai in un negozio e cerchi una camicia, qualcosa che ti piaccia e non lo trovi. Il mio ultimo disco, realizzato con un’orchestra sinfonica è un ultimo tentativo di sperimentare. A dirtela tutta, mi sono reso conto che il genere che preferisco è il pop/rock, ovvero quando mi rinchiudo nello studio con la batteria, le chitarre, la tastiera e il synth ed è veramente il massimo.
Io scrivo molto a casa, oppure in giro per il mondo con l’iPhone. Ho la fortuna di avere un caro amico produttore a Como, Filadelfo Castro, che mi dice sempre cosa gli piace o meno. Ormai so che se batte il piede a tempo mentre ascolta una canzone, ho fatto centro.
Una volta che abbiamo in mano una buona quantità di bozze, ne scegliamo 8/10/12 e poi decidiamo che vestito dare alle nostre canzoni. Sono proprio le canzoni a scegliere il proprio genere e a scegliere conseguentemente il “vestito” giusto per l’album.
Se penso al mio secondo album con voce, chitarra e quartetto d’archi, quel disco è nato in un momento di delusione di apatia. Ci siamo detti: “Cavolo, questo disco dev’essere per forza triste. Non ci sono alternative”.
Il prossimo disco, il sesto, invece mi piacerebbe inciderlo fuori dall’Italia, a Seattle negli USA.

Il tuo ultimo disco, “Il Mondo Bellissimo”, sarà influenzato dai tuoi dischi precedenti? Su quali temi verterà?

Già il titolo del disco e il primo singolo “Il bicchiere mezzo pieno” comunicano un messaggio positivo. Basterebbe semplicemente guardare il mondo con occhio diverso per poter cogliere delle opportunità che non riusciamo a intravedere.
Il disco nasce rock, con delle sfumature dance ma il tutto è accompagnato da un’orchestra sinfonica. Il pezzo che mi piace di più è quello che parla di una prostituta, il titolo è “A testa in giù” è molto forte, non volgare e non vedo l’ora che esca per farvelo sentire.

C’è già una data di uscita?

No, non abbiamo ancora fissato una data perchè io e il mio team abbiamo deciso di far uscire un singolo/due singoli al mese per promuovere l’album. Stiamo facendo un lavoro di produzione accurato proprio come i “big”, troviamo promoter bravi, facciamo un’intervista e più ogni giorno etc.
Anche questo fa parte del mio continuo processo di sperimentazione.

Il video del tuo ultimo singolo “Il bicchiere mezzo pieno” è molto originale. Come tu hai detto, il telegiornale entra nelle nostre case quotidianamente, ma il più delle volte non porta notizie positive. Come vengono concepiti sia il video sia il brano?

Guarda, è una storia divertente. A quanto pare per sfortuna (o fortuna), capitano tutte a me. Ero appena tornato a casa a Milano, ero stanco, pioveva fuori, era la tipica giornata grigia. Accendo la tv e c’era il telegiornale che mi ha proposto una serie di notizie veramente negative. Quella sera avevano esagerato con la negatività.
Prima del video è nata la canzone e al principio il bicchiere era mezzo vuoto, poiché rispecchiava il punto di vista del telegiornale. Qualche giorno dopo mi sono detto: “Facciamo una pazzia, ho in mente questo ritornello veramente forte. Non c’è una regola per scrivere una canzone, infondo come puoi dare una regola alla stesura di un pezzo?” Il secondo ritornello cambia completamente il testo e il bicchiere diventa quindi mezzo pieno.
Il video nasce proprio ispirandosi a ciò che avevo visto con i miei occhi quella sera: il telegiornale. Penso sia un video molto istintivo, che rispecchia ciò che sentivo e volevo trasmettere in quel preciso momento.

Molte volte le cose istintive sono quelle che rendono meglio.

Io penso che se tu guardi i video più “classici” su YouTube, che costano una barcata di soldi, ormai li abbiamo assimilati. Basta guardare ciò che va veramente di moda su YouTube, il video girato con il proprio telefono, alla cavolo. Ormai il futuro sarà quello, il video te lo creerai da solo, con i tuoi mezzi. Forse ora come ora non siamo pronti.
Sai cosa sarebbe bello? Creare un video artigianale, oppure crearlo con un grande regista, fatta da un professionista del settore. Credo nel miscelare le esperienza: cinema, musica, teatro etc.
Ciò richiede chiaramente uno sforzo economico notevole.

Attualmente c’è un progetto al quale ti piacerebbe dedicare il tuo tempo, al di là di quello musicale?

La mia vita attualmente si divide tra la musica/la scrittura e il mio lavoro, la società che stiamo portando avanti. Mi piace moltissimo trasmettere ai ragazzi che si avvicinano alla mia professione, i 12 anni trascorsi tra i villaggi. Penso sia bellissimo far innamorare un ragazzo della tua arte e magari tra 10 anni sarà proprio lui a prendere il tuo posto.
Non proprio tempo per potermi dedicare ad altri progetti. Inoltre viaggio tantissimo, normalmente viaggiavo anche 5 volte al mese, ora sto decisamente rallentando.
Se potessi dedicarmi a qualcosa, mi piacerebbe avvicinarmi al cinema, legare la mia musica ad un progetto cinematografico. Sarebbe il mio sogno nel cassetto.
Ormai sono troppo vecchio!

MA COME?!?!?! MA COME!

(Ridiamo)

Dimmi tre canzoni chiave della tua vita che hanno anche ispirato il tuo modo di fare musica.

Ah, che bella questa domanda!
La prima è “Non è tempo per noi” di Ligabue, una bellissima ballata con la chitarra. Si tratta del pezzo che ho visto fare per la prima volta da Ligabue al Costanzo Show. Anche io nasco come voce e chitarra, quindi mi ha segnato veramente tanto.
Sicuramente ci metterei un pezzo dei The Doors, il gruppo che ho ascoltato di più in assoluto: Roadhouse Blues. è stata la prima canzone che ho cantato sul palcoscenico per un concorso e l’avevo scelta perchè rappresentava il mio gruppo in quel periodo.
La terza canzone è ‘Round Midnight di Miles Davis, perchè per me rappresenta il futuro. Quando ho bisogno di concentrarmi, ascolto quella.
C’è la psichedelia, la pazzia degli anni ’70 con The Doors e di Morrison, Ligabue e il cantautorato di oggi, ed infine il jazz, il genio artistico di Miles Davis accompagnato esclusivamente dalla musica.

Infine ti chiedo, che consiglio datesti agli aspiranti musicisti/performer di oggi?

Io ho fatto una scelta molto difficile, molto scelta, non ho mai fatto un talent nonostante ne avessi avuto la possibilità.
Il talent oggi è probabilmente quella strada che ti cambia la vita da un momento all’altro ma a mio avviso è la più rischiosa, mi spaventa. Seguo i talent ma io non ho mai avuto il coraggio di provarci.
Consiglio tantissimo di scrivere, di fare tanti live anche senza guardare la remunerazione, perchè il confronto con il pubblico è la cosa più importante. Se avete anche solo 1 euro, investitelo in qualcosa che vi possa promuovere. Credo molto nel lavoro assiduo e nella costanza. Non devi mollare MAI.
Diventare famosi non dev’essere sempre il primo obiettivo di un performer, è un riconoscimento che può arrivare o meno. Bisogna avere tanta passione e saperla comunicare attraverso il proprio prodotto.

 

Ringrazio ancora di cuore Skizzo per questa bellissima intervista. Per me è stato un onore e un piacere poter parlare con te di musica, ma soprattutto della TUA musica. Grazie anche per la tua infinita simpatia! Sei fantastico.

© 2015, Alessia Bisini. All rights reserved.

Alessia Bisini

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